Russia, la delusione e la rabbia del partito della guerra “Troppa impreparazione”

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A Mosca non se ne parla, però si spiffera. Su Telegram, sui social: il “partito della guerra” russo è scioccato, deluso, arrabbiato. L’Operazione speciale, che già arrancava impantanata, ora sente odore di sconfitta. La rocambolesca ritirata a Izjum ha incrinato le certezze e, per la prima volta da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, anche i nazionalisti russi cominciano a tradire nervosismo, a sibilare accuse.

Persino il leader ceceno Ramzan Kadyrov, l’alleato di ferro del presidente Vladimir Putin i cui uomini hanno messo a ferro e fuoco Mariupol, ha diffuso un audio su Telegram in cui critica aspramente i vertici delle forze armate: “Se la Russia avesse voluto, avrebbero potuto ordinare di non fare un solo passo indietro. Devono spiegare perché hanno fatto quello che hanno fatto. Vedo che i loro uomini erano impreparati”, accusa. “Se non verranno apportate immediatamente modifiche allo svolgimento dell’operazione militare speciale – dice ancora nell’audio che dura 11 minuti – sarò costretto a parlarne con i vertici del ministero della Difesa e del Paese, per spiegare loro la situazione sul campo”.

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Ancora più duro è “Strelkov”, l’ex colonnello dei servizi di sicurezza russi Igor Girkin che nel 2014 si tolse la divisa e guidò le operazioni nel Donbass da leader militare dei filorussi di Donetsk: il crollo e la ritirata nella regione di Kharkiv, dice, ricorda la catastrofica sconfitta del 1905 contro i giapponesi nella battaglia di Mukden che finì per innescare la rivoluzione russa. E no, lui non va per il sottile nelle critiche: il ministro della Difesa Shojgu è “il maresciallo di cartone”, dice, e la Russia dovrà prepararsi a una sonora e brutale sconfitta se non dichiarerà una mobilitazione nazionale.

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“Ci stanno prendendo in giro”, scrive il blogger militare Rybar su Telegram. Lui che fino a ieri sosteneva le ragioni della guerra e dell’invasione senza dubbi, oggi se la prende con il silenzio ostinato con cui il Cremlino, la Difesa e le istituzioni russe hanno evitato di accennare al guaio nel Nordest ucraino, la seconda vera sconfitta russa dopo il fallimento dell’avanza verso Kiev a febbraio. Ci sono voluti due giorni perché nel consueto punto sull’andamento militare dell’operazione speciale il ministero della Difesa lasciasse comparire la disfatta sulla mappa mentre ribadiva, con verniciate di propaganda, le morti inflitte ai soldati ucraini: “Ora non è il momento di tacere, questo danneggia gravemente la causa”, protesta Rybar.

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Anche tra i corrispondenti di guerra più vicini al Cremlino come Semjon Pegov, tra gli altri blogger e i militari più seguiti sui social, è evidente lo scoramento, a volte anche la critica aperta ai vertici della Difesa per aver taciuto e minimizzato la portata di quello che è successo nella regione di Kharkiv: “O in Russia nasce una nuova élite politica o cesserà di esistere”, dice Pegov bollando come “blasfemia” la celebrazione in pompa magna dell’anniversario della fondazione di Mosca mentre al fronte si combatte, si muore e si arretra.

Nel cosiddetto “partito della guerra” russo, il “partito Z” che dal 24 febbraio sprona il Cremlino a conquistare l’Ucraina per punirla dei “crimini commessi dal 2014 contro i filorussi nel Donbass”, oggi c’è chi schiuma rabbia e protesta. “Le autorità russe prendono le operazioni militari in modo frivolo. Ci vuole più durezza. La caduta di Balakleja è la prova che sono necessari molti più soldati al fronte”, scrive Serghej Markov, ex consigliere stretto di Putin. “Se non vuoi arrabbiarti, oggi non leggere le notizie”, sostiene lo scrittore e veterano Zakhar Prilepin. “Compagni, smettetela di farvi prendere dal panico e di cercare qualcuno da incolpare. Ora è il momento di stabilizzare il fronte e le lamentele “oh, va tutto male” non aiutano affatto”, retwitta la direttrice di Rt, Margarita Simonyan.

Ma tra i nazionalisti c’è anche chi va dritto per la sua strada come l’ex presidente Dmitrij Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo: “Tutti gli obiettivi che sono stati fissati dal presidente del nostro Paese, il comandante in capo supremo, saranno raggiunti nel corso di questa operazione”, assicura.

Il suo capo supremo, che tra pochi giorni a Samarcanda incontrerà faccia a faccia il presidente cinese Xi Jimping, ieri ha avuto un colloquio telefonico con il francese Emmanuel Macron che lo ha chiamato chiedendogli di porre fine alla sua operazione speciale e di ritirare le truppe dalla centrale di Zaporizhzhia: gli ha risposto di convincere Kiev a smetterla di attaccare la centrale e di smetterla di usare le armi occidentali contro le infrastrutture civili nel Donbass. Del possibile negoziato di pace ha invece riferito il ministro degli Esteri, Serghej Lavrov: Putin ha detto alla Duma che “non siamo contrari, ma Kiev dovrebbe capire che più a lungo ritarda il processo, e più difficile sarà negoziare con noi”.

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