Regno Unito, è morto il 12enne Archie Battersbee. Il dramma della famiglia e la battaglia contro i giudici: “Ha lottato fino alla fine”

Read More

LONDRA – Archie Battersbee è morto. Al 12enne inglese i medici hanno staccato la spina stamattina alle 10 locali al Royal Hospital di Londra, per la disperazione dei propri genitori che hanno lottato fino all’ultimo per tenerlo in vita. Nonostante, sin dall’inizio di questo dramma familiare e nazionale, i medici abbiano parlato di “coma irreversibile” e “agonia inutile” per il ragazzino. Per questo, Archie Battersbee non meritava di continuare a vivere in questo modo, secondo le autorità mediche e giudiziarie inglesi, in cui si trovava dal 7 aprile scorso. Data dalla quale mamma Hollie non è mai tornata a casa ed è sempre stato a fianco a suo figlio, attendendo il suo risveglio, impossibile per i medici.

“Sono la donna più orgogliosa del mondo”, dice Hollie a noi giornalisti fuori dall’ospedale di East London, disperata e in lacrime, circondata da figlie e parenti, “Archie ha lottato fino alla fine. Un bambino così bello, unico al mondo. È spirato alle 12.15”. Aggiunge la giovane cognata di Hollie, Ella Carter, mentre piange anche lei: “È stato terribile, appena gli hanno staccato la spina è diventato violaceo, è stato tutto così barbaro”.

“È ingiusto e disgustoso, come genitori, non avere diritto sulla vita dei nostri figli.”, ribadiva mamma Hollie fino alla fine all’altro giorno, fuori dall’ospedale, mamma Hollie ha inseguito ogni spiraglio legale per non lasciar morire il suo giovanissimo Archie, in stato vegetativo da 4 mesi al Royal London Hospital, quando Hollie Dance ha trovato il ragazzino in casa in gravissime condizioni “dopo una sfida online con gli amici, mi pare su TikTok”.

Alta Corte britannica: “Staccate la spina al dodicenne Archie Battersbee”. Ma i genitori rifiutano di arrendersi

dal nostro corrispondente
Antonello Guerrera

16 Luglio 2022

Ora è arrivata la parola fine a questa storia drammatica che ha coinvolto un intero Paese tra dibattiti e interviste dei genitori ai talk show, anche se non si sono viste manifestazioni fuori dai tribunali come in altre circostanze, a parte la presenza dei giornalisti. Anche perché, a leggere le carte giudiziarie, la cartella clinica di Archie non lasciava speranze e parlava di “processo degenerativo anche ad altri organi”.

“Siamo stati silenziati, è stata un’esecuzione del mio bambino”, ha invece sempre denunciato la madre di Archie, a poche ore dal decesso del figlio. Questo dopo che la Corte Suprema, l’Alta Corte di Londra e la Corte di Appello hanno sempre respinto tutti i ricorsi dei genitori, inclusa l’ultima richiesta di trasferirlo almeno in un “hospice” (clinica per malati terminali oltremanica). Stesso destino per gli appelli presentati presso l’Onu e la Corte Europea dei Diritti Umani, che si sono tirati fuori. Secondo la famiglia Battersbee, si stava “cercando di uccidere un disabile”. Ma tutti i tribunali hanno dato verdetti contrari e sfavorevoli. E così ad Archie, in coma irreversibile da quattro mesi, i medici hanno staccato la spina. 

Finisce qui, dunque, la tragica vita di Archie Battersbee, 12enne di Southend, sud-est dell’Inghilterra, biondo, occhi azzurri e sempre il sorriso sul volto nelle foto che ha fatto circolare la famiglia e “un entusiasmo contagioso per la vita”. Il ragazzo era stato ritrovato in una condizione di incoscienza lo scorso 7 aprile in casa dopo “un terribile incidente”, pare in seguito “a una sfida sui social media”.

Secondo la madre, Archie sarebbe stato vittima di una “challenge” finita male con gli amici su Internet, “molto probabilmente su TikTok”, il social media dei giovanissimi. Hollie aveva trovato il figlio nella loro casa di Southend con dei segni alla testa e al collo, come se avesse provato a stringersi la gola e a interrompere il respiro.

Gli indizi porterebbero alla cosiddetta “blackout challenge”, una pericolosa sfida cui alcuni giovanissimi partecipano su TikTok: non respirare quanto più possibile, per poi svenire e perdere coscienza. Probabilmente, Archie, a causa della prolungata mancanza di ossigeno, ha subito gravissimi danni cerebrali. Altri bambini sono rimasti vittime della “blackout challenge”, come di recente le piccole americane Lalani Erika Renee Walton, 8 anni, e Arriani Jaileen Arroyo, 9, i cui genitori hanno fatto causa a TikTok negli Usa per “negligenza”.

Da allora, Archie era rimasto in coma irreversibile e ricoverato, in ventilazione assistita, con gravissime e irreversibili lesioni cerebrali. Per i medici il ragazzo non poteva mai uscire dallo stato vegetale in cui purtroppo si ritrovava. 

Chiude la clinica pubblica britannica per minorenni transgender

dal nostro corrispondente
Antonello Guerrera

29 Luglio 2022

“Mi dispiace profondamente, ma servirebbe solo a protrarne l’agonia verso la morte, mentre nessuno è in grado di prolungarne la vita”, aveva commentato Sir Anthony Hayden, il giudice estensore della sentenza di secondo grado a favore della fine del “life support” per Archie: “È nell’interesse del ragazzo”. Della stessa idea, i medici del Royal London Hospital che lo stavano curando: sarebbe stato “futile, non dignitoso ed eticamente doloroso” continuare a tenerlo in vita attaccato alle macchine. 

Alla fine, persino mamma Hollie e papà Paul, che l’altro giorno ha avuto un malore ed è stato ricoverato in ospedale, si sono dovuti arrendere. “Ci sono pazienti che per il Covid sono rimasti mesi e mesi in ospedale, lottando tra la vita e la morte”, aveva dichiarato la madre nei giorni scorsi, “Archie è in questa situazione solo da qualche settimana e una volta sono certa che mi abbia stretto la mano. I giudici secondo noi stanno commettendo un errore, e secondo me c’è qualche leggero miglioramento della salute del nostro ragazzo”. Una posizione che tribunali e medici non hanno mai riconosciuto. “Non accettiamo l’idea che ci sia dignità nella morte”, aveva aggiunto il padre del ragazzo, Paul Battersbee, “accelerare la morte di nostro figlio è la cosa più crudele”.

Sfumata anche l’idea di un possibile trasferimento in Italia, dove alcuni anonimi medici si sarebbero offerti di provare a curare il 12enne inglese, secondo Hollie. Pur non esistendo nel Regno Unito una legge sull’eutanasia (punita come un omicidio) e sul suicidio assistito (fino a 15 anni di carcere), i giudici possono ordinare di staccare la spina a pazienti, anche minorenni, che secondo i medici non hanno alcuna speranza di uscire dal loro stato vegetale. In simili circostanze, a differenza dell’Italia dove l’ultima parola spetta ai genitori, in Inghilterra ce l’hanno i tribunali. Anche per questo, diversi genitori di bambini inglesi in gravissime condizioni, negli anni scorsi, si sono – spesso inutilmente – rivolti ai medici italiani e persino a Papa Francesco, come per il caso del piccolo Alfie Evans. 

Solo una di queste tragiche storie è a lieto fine: quella di Tafida Raqeeb, la bambina con gravi danni cerebrali (ma non “morta cerebralmente” come Archie) che alla fine venne curata in Italia anni fa nonostante il parere contrario dei giudici inglesi e da allora ha mostrato qualche segno di miglioramento. Ma il caso di Archie era ben diverso e decisamente più grave. A leggere le carte giudiziarie, anche altri organi del 12enne sarebbero collassati a breve in quanto presto necrotici, aumentandone la sofferenza. Insomma, per l’ospedale e i giudici di ogni grado e tribunale, Corte Suprema inclusa, staccare la spina ad Archie non sarebbe “un’esecuzione”, come dice mamma Hollie, ma un atto inevitabile.

Related articles

You may also be interested in

Headline

Never Miss A Story

Get our Weekly recap with the latest news, articles and resources.
Cookie policy

We use our own and third party cookies to allow us to understand how the site is used and to support our marketing campaigns.